Nell’ambito della rassegna in oggetto si è tenuta ieri sera nel Castello di Montecuccolo la conferenza dal titolo I Montegarullo con l’intervento di Alessio Bononcini su Obizzo da Montegarullo e di Giuseppe Lipparini su I resti della rocca di Obizzo , alla presenza di numeroso pubblico.Bononcini da prima ha ricordato la storia della famosa consorteria erede dei Gualandelli che assieme, ma più spesso in opposizione, a quella dei Montecuccoli ha dominato in epoca medioevale il territorio del Frignano, soffermandosi principalmente su Obizzo da Montegarullo. Questa figura di grande capitano di ventura sovente al servizio di Firenze e impegnato a contrastare fino agli inizi del ‘400 la penetrazione estense nella montagna modenese, aveva fortificato l’antico castello di S.Vincenzo nei pressi di Pavulllo come suo più importante presidio del medio Frignano in connessione con quello di Roccapelago, maggiore suo castello per l’Alto Frignano e ultimo rifugio di Obizzo prima della capitolazione finale ad opera dei lucchesi, intervenuti come alleati di Modena. Da allora il monte ha preso il suo nome come già indicato in carte del ‘700 , “Monteobizzo”, in tempi moderni detto anche Monte della Campana per la campana che fino a qualche decennio fa era rimasta sulle mura e oggi conservata nella vicina pieve di S. Vincenzo.
L’architetto Lipparini ha quindi illustrato il sito castellano con il supporto di molte fotografie e documenti facendo menzione, in premessa, che il sito del castello e zone limitrofe fino a “Poggiocastro” (Podium castri) , è fortemente indiziato come sede del Castrum Feronianum, di romana e bizantina memoria, come attestato dai maggiori storici moderni di storia locale a partire da Abano Sorbelli e Guido Bucciardi nella prima metà del ‘900, per finire negli anni ’70 con Giovanni Santini, tutti concordi nel localizzarvi il famoso castrum. Ha pure ricordato che ancora in epoca bizantina questa struttura fortificata incentrata su Monte S. Vincenzo, ancora denominata Castrum Feronianum, era stata riattata assieme ai limitrofi castra bizantini di “ Monsbellum ” (odierno Monteveglio nel bolognese) e di “ Verabulum ” (odierna Carpineti nel reggiano) contrastando per oltre 100 anni, fino all’anno 728, la pressione dei Longobardi insediati in Toscana. Il tema viene illustrato con il supporto di una tavola del comparto, a levante di Pavullo, elaborata tramite foto zenitale con indicazione delle località, torri e castelli coinvolti. Si è passati quindi a descrivere i pochi avanzi residui del castello, dopo la demolizione della torre maestra avvenuta nel 1536 per ordine del duca di Modena, a partire da una preziosa foto d’epoca, della fine dell’800, che mostra dall’interno il grande portale di accesso alla cinta muraria, ancora sormontato da alcuni merli superstiti.Le caratteristiche di questo portale (m 2,20 x 3,90), del tutto analogo ma di dimensioni maggiori rispetto a quello presente nella prima cinta del castello di Montecuccolo, forniscono sicuri elementi per concludere che si trattava di un castello di caratteri e dimensioni imponenti, come dimostra anche il notevole sviluppo della cinta muraria di forma pressoché circolare con diametro di circa m 110, come attestato dalla mappa catastale che ne ricalca il profilo perimetrale. Si consideri, di contro, che la cinta del castello di Montecuccolo presenta un profilo a forma poligonale irregolare di dimensioni circa m 60 x 70.
Si è quindi passati a illustrare la situazione della torre di Gaiato che, innalzata su un alto monte al centro della vallata dello Scoltenna, rappresenta il monumento paesaggistico più significativo del Frignano, pur insidiata da una secolare frana che tuttavia ha lasciato indenne il sito sommitale. Si tratta della torre più antica della zona come attestano documenti anteriori all’anno mille oltre che peculiari caratteri architettonici e specialmente la cisterna per l’acqua, interna alla torre, secondo una tipologia unicamente presente nelle torri del limitrofo scacchiere Canossiano-Matildico.Una foto “Orlandini” di fine 800 documenta la torre ancora oltre la metà della sua altezza originaria e ancora affiancata da resti di un muraglia, oggi ridotti a pochi avanzi, della primitiva struttura castellana.Le foto attuali documentano una situazione molto più deteriorata per l’abbandono alle intemperie della cortina muraria con una erosione che pericolosamente è arrivata a lambire lo spigolo dell’originario portale sopraelevato attestato sul fronte sud. Si è pure segnalata la presenza di una capiente seconda cisterna, poco distante dalla torre, che similmente a quella del castello di Montecuccolo presenta una forma rettangolare coperta da volta a botte.Il relatore ha fatto presente che, se permanesse questa situazione di abbandono con conseguente degrado, sarà inevitabile la lesione dell’arcata del portale facendo venir meno il legame reciproco delle quattro mura che attualmente assicurano ancora la coesione della parte basamentale della torre, quindi con danni irreparabili.
Ha infine concluso auspicando per il castello di S.Vincenzo un intervento urgente per arrestare il degrado delle strutture residue a partire dall’originario portale d’ingresso e contestualmente una ben orchestrata campagna di scavi archeologici entro tutto il recinto castellano per mettere in luce le millenarie strutture presenti.Come detto sopra anche per Gaiato si rende indifferibile un intervento di manutenzione ordinaria al fine di consolidare urgentemente il corso sommatale di pietre collabenti, in attesa poi di allestire un progetto di restauro integrale con il supporto di tutti gli enti interessati a partire da Comune, Provincia, Regione, Stato oltre che di sponsor vari.





